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Se esiste una malattia che può essere efficacemente prevenuta, ma che tuttavia è sempre più diffusa, questa è l’obesità. Viviamo in un’epoca in cui, nei paesi sviluppati, il cibo è così “fin troppo” alla portata di tutti che le morti per obesità stanno iniziando a superare le morti per inedia. Sebbene questa triste statistica riguardi principalmente gli Stati Uniti, l‘obesità è un problema globale. Secondo l’OMS, nel 2022 una persona su otto in tutto il mondo è obesa. Questo numero è raddoppiato dal 1990; tra gli adolescenti, anzi, è quadruplicato. Il numero di persone in sovrappeso, che è un precursore dell’obesità, supera i 2,5 miliardi. Se guardiamo all’Europa, secondo l’OCSE, nel 2022 il 59% degli individui in Slovacchia e il 60% in Repubblica Ceca risultano sovrappeso o obesi.[1]

Sovrappeso e obesità
Il sovrappeso e l’obesità sono causati da uno squilibrio tra l’apporto calorico e il dispendio energetico. Gli alimenti ipercalorici e ultraprocessati sono oggi la forma di alimentazione più accessibile in commercio. Al contempo, però, la necessità di svolgere attività fisica è pressoché scesa a zero, tranne che nelle occupazioni che richiedono un intenso lavoro manuale. Questo squilibrio porta a un eccessivo accumulo di grasso, che è la causa principale del sovrappeso; e quando questo accumulo supera una certa soglia (ad esempio, nel caso di un BMI superiore a 30 kg/m²) e scatena problemi di salute cronici, si parla di obesità.[2]
L’accumulo di grasso sottocutaneo, in sé e per sé, non è un grave problema di salute, ma il grasso viscerale che si accumula nella cavità addominale attorno agli organi interni è decisamente più preoccupante. Questo tipo di adipe, anche noto come grasso tossico, è fonte di citochine che mediano le risposte infiammatorie. Tale processo infiammatorio di natura cronica, nel lungo termine, porta all’insorgenza di numerose malattie associate all’obesità.[3]

L’IMC non è sempre un parametro affidabile
Il parametro più comunemente usato per determinare l’obesità è l’indice di massa corporea IMC (o BMI). L’IMC, dunque, indica semplicemente se una persona ha un peso appropriato per la sua altezza. Esso può essere facilmente quantificato utilizzando un calcolatore online. Un individuo con un BMI superiore a 25 kg/m² è considerato in sovrappeso; un individuo con un BMI superiore a 30 kg/m² è classificato come obeso.
Il calcolo dell’IMC è un modo semplice di determinare se è necessario modificare le abitudini alimentari e aumentare l’attività fisica. Tuttavia, nella sua semplicità risiede uno svantaggio: questo metodo, infatti, non tiene conto della composizione corporea, quindi una persona con una percentuale maggiore di massa muscolare può rientrare nell’intervallo di sovrappeso. I bodybuilder professionisti, ad esempio, possono avere un BMI superiore a 30 kg/m² e solo il 6% di grasso corporeo.[4]

L’ideale sarebbe calcolare il rapporto vita-fianchi (WHR), che evidenzia direttamente l’eccesso di grasso corporeo intorno all’addome.
Come misurare il WHR?
- Espira in posizione eretta e utilizza un metro a nastro per misurare la parte più stretta della vita appena sopra l’ombelico, per calcolare la circonferenza. Se non riesci a individuare questa sezione, posiziona il metro a metà strada tra il lato inferiore della gabbia toracica e la parte superiore dell’osso dell’anca.
- Dopodiché misura l’ampiezza di fianchi e glutei.
- Calcola l’WHR dividendo insieme la prima e la seconda circonferenza.
La tabella seguente indica i rischi per la salute associati al WHR.
| Rischio | Donne | Uomini |
|---|---|---|
| Basso | 0,80 o inferiore | 0,95 o inferiore |
| Moderato | 0,81-0,85 | 0,95-1 |
| Elevato | Oltre 0,85 | Oltre 1 |
Per gli uomini, un WHR compreso tra 0,95 e 1 è ritenuto normale, mentre valori superiori a 1 indicano un alto rischio di obesità. Per le donne, il numero critico è 0,85. Questo parametro è adatto per considerare l’accumulo di grasso nella zona addominale, poiché riflette la quantità di grasso viscerale. Tuttavia, le persone aumentano di peso a ritmi diversi e in luoghi diversi. Ciò significa che anche chi presenta un valore WHR entro l’intervallo normale può essere in sovrappeso. [5]
Puoi completare queste misure calcolando il rapporto vita-altezza, che dovrebbe rientrare nell’intervallo tra 0,40 e 0,49. In altre parole, la circonferenza della vita non dovrebbe superare il valore di metà altezza dell’individuo.[6]
Tutti questi metodi insieme possono aiutarti a stabilire con precisione la tua composizione corporea e il tuo peso. Misurazioni più precise vengono effettuate con dispositivi come InBody, che può fornire informazioni dettagliate sulla composizione corporea, la percentuale di grasso, la massa muscolare e altri parametri importanti, tutto grazie all’analisi bioimpedenziometrica.
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L’obesità come fattore di rischio per numerose malattie
Il rischio per la salute associato a un BMI elevato e a una percentuale significativa di tessuto adiposo include varie malattie croniche. L’eccesso di tessuto adiposo negli individui in sovrappeso e obesi produce un gran numero di citochine infiammatorie. Queste sostanze, normalmente necessarie perché il sistema immunitario agisca in caso di infezione o per eliminare le cellule danneggiate, vecchie e cancerose, quando sono troppe mettono a dura prova l’equilibrio del corpo causando stati infiammatori cronici.[7]
L’infiammazione cronica di basso livello è strettamente legata all’insulino-resistenza, una condizione che un tempo permetteva alla nostra specie di sopravvivere a periodi di scarsità di cibo, reindirizzando il glucosio verso gli organi vitali. Al giorno d’oggi, tale necessità è ormai obsoleta e l’insulino-resistenza può causare il diabete di tipo 2, una patologia per cui le cellule del corpo non riescono a rispondere adeguatamente all’insulina e sollevano i livelli di glucosio in maniera pericolosamente alta.[8]
Un altro problema legato all’eccesso di tessuto adiposo è l’alta concentrazione di acidi grassi liberi e di colesterolo LDL nel sangue (dislipidemia), in grado di innescare l’aterosclerosi. Ciò si verifica quando le particelle LDL iniziano a depositarsi nelle pareti dei vasi sanguigni, causando un’infiammazione che si traduce in placche aterosclerotiche che crescono nel tempo. Se questa condizione persiste, può ostruire le arterie e causare un infarto.[9]
Il sovrappeso e l’obesità sono anche associati alla sindrome metabolica, caratterizzata da ipertensione, alti livelli di glucosio nel sangue, dislipidemia, bassi livelli di colesterolo HDL e girovita che supera i 102 cm negli uomini e gli 88 nelle donne. A un individuo affetto almeno da tre di questi cinque fattori viene diagnosticata la sindrome metabolica.[10]
I processi infiammatori del corpo e lo stress ossidativo non solo causano malattie cardiovascolari, ma anche ad alcuni tipi di cancro. Un sistema immunitario mal regolato, che dovrebbe altresì essere in grado di riconoscere ed eliminare le cellule danneggiate e potenzialmente cancerose, non può funzionare correttamente. Lo stress ossidativo causato dal sovrappeso e dall’obesità può danneggiare il DNA nelle cellule; se tali cellule mutate non vengono degradate dal sistema immunitario, il rischio di cancro aumenta.[11]
Pertanto, l’intenzione di perdere peso non dovrebbe essere dettata solo da ragioni estetiche, ma anche di salute. L’obesità, infatti, è una malattia che uccide milioni di persone ogni anno. Sebbene desiderare un fisico da spiaggia è un buon punto di partenza, ridurre al minimo i rischi per la salute dovrebbe rappresentare la motivazione primaria per tutti.

Dietro una tendenza all’obesità si nascondono i geni?
Gli esseri umani presentano oltre 19.000 geni, che consentono alle cellule del corpo di sapere quando e cosa fare. La maggior parte dei processi è controllata da un gran numero di geni, i cui effetti sono cumulativi. Ogni persona è, a modo suo, un “mutante“; alcune mutazioni sono effettivamente visibili, perché da esse dipendono il colore dei capelli, degli occhi e il tono della pelle; altre, invece, sono meno evidenti e influenzano i processi interni. In alcuni casi, una singola mutazione genetica è in grado di scatenare l’insorgenza di una malattia.
Spesso, tali predisposizioni sono influenzate solo in parte da una mutazione. Ciò significa che la responsabilità della tua salute è pressoché soltanto tua, pur essendo appurato che i geni possono sicuramente complicare le cose. E questo vale anche per l’obesità.
Alla domanda se i geni siano responsabili del sovrappeso e dell’obesità, possiamo fornirti una risposta ragionevole: da un punto di vista genetico, è bene distinguere due tipi di obesità, in cui i geni hanno un’influenza più o meno significativa.[12]

Obesità monogenica
L’obesità causata al 100% dai geni è detta “monogenica“. Come da titolo, si tratta di una malattia scatenata da una mutazione in un singolo gene. L’obesità monogenica colpisce solo il 5% circa degli obesi, inizia nell’infanzia ed è molto difficile da prevenire. L’impatto dello stile di vita sullo sviluppo di questa patologia è minimo. A prima vista, potrebbe sembrare che i geni che causano l’obesità monogenica portino in qualche modo a un eccessivo accumulo di adipe.
La verità è che anche nell’obesità monogenica, fortemente influenzata dai geni, c’entra l’equilibrio calorico. Uno dei geni più studiati che causano questa condizione è il recettore della leptina (LEPR), da cui dipende la sensazione di sazietà. Fornendo al cervello un feedback sullo stato delle riserve di grasso, la leptina è un ormone prodotto dal tessuto adiposo. Più adipe si ha, più leptina raggiunge il cervello. Quando la quantità di tessuto adiposo diminuisce, diminuiscono anche i livelli di leptina, che segnala al cervello di preservare l’energia rimasta o reintegrarla; viceversa, il processo avviene al contrario.
In condizioni normali, questo sistema funziona correttamente. Nell’obesità monogenica causata da una mutazione nel gene del recettore della leptina, il cervello pensa che non ci siano abbastanza riserve di grasso e che debbano perciò essere reintegrate. Ciò si traduce in un consumo eccessivo di cibo (iperfagia).[13]
Una mutazione molto rara, riscontrata in meno di 100 persone in tutto il mondo, è quella che colpisce il gene della leptina causandone una carenza. Se la leptina non viene prodotta nel corpo o viene prodotta una versione mutata ma non funzionale, il cervello non riceve alcun segnale e continua a richiedere cibo. Anche in questo caso, chi soffre di tale condizione non riesce a controllarsi col cibo.[14]

Obesità poligenica
L’obesità in cui i geni svolgono un ruolo più o meno significativo è la poligenica, causata da mutazioni che avvengono in numerosi geni, ognuno dei quali ha un effetto individuale minimo. Questo tipo di obesità colpisce il restante 95% degli individui obesi ed è influenzato principalmente dallo stile di vita. Sebbene le funzioni di molti di questi geni rimangano sconosciute, alcuni sono identici a quelli monogenici ma presentano mutazioni diverse. Il LEPR, in generale, è quello più debole.[14]
L’FTO, invece, per quanto per certi versi rimanga ancora un mistero, presenta mutazioni associate a un aumento della produzione di leptina, a un’alterata localizzazione dei suoi recettori e a un consumo maggiore di cibo. Si ipotizza che le mutazioni nelle regioni regolatorie influenzino i geni vicini.[15]
L’FGF21 controlla la voglia di zucchero. Chi presenta una mutazione specifica in questo gene, ne produce meno. In tal caso, aumenta il rischio di abbuffate e sovrappeso.[16, 17]
Per quanto lo stile di vita svolga un ruolo fondamentale nell’obesità poligenica, non è accurato aspettarsi che apportarvi dei cambiamenti sia semplice per un individuo obeso. L’eccesso di grasso corporeo crea un surplus di leptina a lungo termine, a cui il cervello si abitua. Proprio come può svilupparsi l’insulino-resistenza, può svilupparsi anche la resistenza alla leptina, in cui il cervello non risponde più ai segnali del tessuto adiposo.
Come nell’obesità monogenica, anche in quella poligenica il cervello è abituato ad alti livelli di leptina. Quando si tenta di perdere peso, tali livelli diminuiscono e il cervello riceve lo stesso segnale che riceverebbe in presenza di una malattia genetica, richiedendo cibo nonostante si disponga di riserve più che sufficienti. Questo è uno dei motivi principali per cui perdere peso è difficile per le persone in sovrappeso o obese.
Alcune varianti dei geni citati e le predisposizioni a una maggiore assunzione di cibo possono essere rilevate anche attraverso i test genetici.
Conclusioni
Per la stragrande maggioranza dei casi di obesità, più che la genetica è lo stile di vita il fattore scatenante. Quando la causa è genetica, tuttavia, non basta cambiare stile di vita. L’effetto delle mutazioni, infatti, è così rilevante che apportare cambiamenti significativi è quasi impossibile.
Il cervello, abituato non solo a livelli elevati di leptina ma anche di dopamina, è difficile da riprogrammare. Il sovrappeso e l’obesità innescano disturbi mentali che rendono quasi impossibile apportare cambiamenti nello stile di vita. Indipendentemente dal fatto che i geni causino o meno l’obesità, questa è una condizione che richiede un intervento specialistico.
La maggior parte dei casi, tuttavia, può essere facilmente prevenuta. Chi non cade nel loop di abbuffate e si allena a dovere, può prevenire efficacemente l’obesità e i problemi di salute a essa associati. Questo vale a prescindere dal fatto che si abbia una predisposizione a un maggiore appetito. Inoltre, non esiste l’obesità sana, un termine nato in un contesto in cui gli individui in sovrappeso non mostravano ancora la sintomatologia da sindrome metabolica. Come prevenire questa malattia? Praticando sufficiente attività fisica, ovvero circa 150 minuti di attività aerobica e almeno due sessioni di allenamento a settimana.[18, 19]
L’attività fisica da sola non è sufficiente se l’apporto calorico supera le calorie bruciate, quindi è fondamentale anche seguire una dieta ben bilanciata ricca di proteine e fibre. Idealmente, si dovrebbero evitare cibi altamente processati con cui è facile esagerare. Dormire a sufficienza è un buona strategia per evitare di consumare troppo dolci e alimenti poco salutari. In casi estremi, farmaci per la perdita di peso come l’Ozempic possono profilarsi come opzione. Benché abbiano guadagnato popolarità negli ultimi anni, causano una rapida perdita muscolare e, sebbene possano salvare molte vite umane, un uso improprio può causare più danni che benefici a lungo termine. Pertanto, è sempre bene rivolgersi al proprio medico curante.
[1] OECD and E. Union- Health at a Glance: Europe 2022 – https://doi.org/10.1787/507433b0-en
[2] Lin, X., H. Li – Obesity: Epidemiology, Pathophysiology, and Therapeutics – https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34552557/
[3] Shuster, A., et al. – The clinical importance of visceral adiposity: a critical review of methods for visceral adipose tissue analysis – https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21937614/
[4] Khanna, D., et al. – Body Mass Index (BMI): A Screening Tool Analysis – https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35308730/
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[8] Tsalamandris, S., et al. – The Role of Inflammation in Diabetes: Current Concepts and Future Perspectives – https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31131037/
[9] Jebari-Benslaiman, S., et al. – Pathophysiology of Atherosclerosis – https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35328769/
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[11] Pati, S., et al. – Obesity and Cancer: A Current Overview of Epidemiology, Pathogenesis, Outcomes, and Management – https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36672434/
[12] Loos, R.J.F. and G.S.H. Yeo – The genetics of obesity: from discovery to biology – https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34556834/
[13] Park, H.K., R.S. Ahima – Leptin signaling – https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25343030/
[14] Huvenne, H., et al. – Rare Genetic Forms of Obesity: Clinical Approach and Current Treatments in 2016 – https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/27241181/
[15] Fawcett, K.A. and I. Barroso – The genetics of obesity: FTO leads the way – https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/20381893/
[16] Tezze, C., V. Romanello, and M. Sandri – FGF21 as Modulator of Metabolism in Health and Disease – https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31057418/
[17] Avena, N.M., P. Rada, and B.G. Hoebel – Evidence for sugar addiction: behavioral and neurochemical effects of intermittent, excessive sugar intake – https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/17617461/
[18] Marcus, Y., et al. – Metabolically Healthy Obesity Is a Misnomer: Components of the Metabolic Syndrome Linearly Increase with BMI as a Function of Age and Gender – https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37237531/
[19] Bull, F.C., et al. – World Health Organization 2020 guidelines on physical activity and sedentary behaviour – https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33239350/
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